Lux:
la rivoluzione del pop contemporaneo
Lux, quarto album di Rosalía, è un'opera monumentale che rischia di perdere il consenso del vasto pubblico mainstream per il quale l'artista è nota, ma che al tempo stesso rappresenta una svolta artistica coraggiosa e radicale. Con Lux, Rosalía firma un'opera che ridefinisce ciò che il pop può essere nel XXI secolo: un progetto espansivo, profondamente concettuale e lirico, che fonde elementi di musica classica, orchestrale e pop sperimentale in un'unica tessitura sonora. L'album nasce da un lavoro di due anni, scritto e registrato tra il 2023 e il 2025 con la London Symphony Orchestra, e comprende 18 tracce suddivise in quattro movimenti che esplorano diversi aspetti della condizione umana e spirituale, con testi ispirati alla vita di sante di diverse religioni, cantati in quattordici lingue[1].
In Lux, il pop non è più un contenitore di formule preconfezionate, ma diventa campo di indagine artistica, uno spazio dove la musica si confronta con tradizioni liriche e orchestrali, sfidando le imposizioni di un consumo rapido e immediato ma, al contempo, la voce di Rosalía rimane sempre al centro[2].
Lux è definito “monumentale” dal The Guardian e acclamato da molte fonti come album dell'anno o del decennio. È un lavoro che richiede un impegno attivo dall'ascoltatore, segnando un netto distacco dalla produzione precedente di Rosalía. Questo coraggioso allontanamento dalle formule di successo mainstream è raro e paragonabile a pochi artisti come David Bowie, Madonna o Lady Gaga.
La musica di Lux si colloca ai confini tra pop e musica colta, senza essere etichettabile come musica classica. Il flamenco, elemento costante nella carriera di Rosalía, qui si fonde con orchestrazioni sinfoniche, elettronica d'avanguardia e un approccio lirico. L'album è un incontro tra mondi musicali lontani e incommensurabili, risultando complesso e spiazzante ma estremamente positivo da un punto di vista artistico. Rosalía, quindi, sceglie di deviare drasticamente, con il rischio di perdere consensi ma con l'obiettivo di proporre originalità e profondità[3].
L'artista viene paragonata a icone come George Michael, che scelse di cambiare radicalmente registro musicale e perse parte della sua popolarità ma guadagnò in profondità artistica. Il potere di influenzare il gusto degli ascoltatori è grande, ma pochi artisti di massa lo usano realmente per proporre sfide audaci[4].
Stile
Lux esplora la mistica femminile, la trasformazione e la spiritualità, ispirandosi alle vite di sante come Santa Rosa da Lima, Hildegard von Bingen e Rabia al-Adawiyya. L'album non è autobiografico, ma personale e universale allo stesso tempo, raccontando soprattutto le “altre”, le donne ispiratrici e rivoluzionarie che rappresentano modelli di forza e complessità. La spiritualità e la figura femminile sono al centro dell'album, ma la riflessione si estende oltre, affrontando temi attuali come le relazioni tossiche e l'inclusività. Brani come “La Perla” affrontano con ironia e forza temi legati alla tossicità nelle relazioni, proponendo una visione femminista nuova e contemporanea. Le sante evocate sono anche poetesse, filosofe e rivoluzionarie, e l'album si inserisce in un contesto culturale di rinascita e avanguardia femminile nel panorama musicale.
La copertina stessa — Rosalía vestita di bianco, con un velo che richiama simboli sacri — anticipa la tensione estetica e tematica del disco: non si tratta solo di ascoltare, ma di immergersi in un'esperienza che intreccia sacro e profano, carne e spirito, passato e presente. Lux è un album che richiede tempo e attenzione: non offre ritornelli immediati, ma un percorso sonoro che si rivela lentamente, come un rito moderno che invita l'ascoltatore a sospendere l'urgenza per abbracciare un ascolto più profondo
L'album è diviso in quattro movimenti tematici, per un totale di 18 brani (con alcune tracce esclusive per la versione fisica, quali Focu 'ranni, Jeanne e Novia Robot). È caratterizzato da un uso poliglotta: spagnolo, catalano, arabo, giapponese, portoghese, tedesco, inglese e altre lingue si alternano con grande cura, facendo emergere una ricchezza espressiva rara[5]. I testi sono scritti da Rosalía con collaborazioni, tra cui Andrew Wyatt e la cantante di fado Carminho[6].
La London Symphony Orchestra conferisce un peso sinfonico unico al disco. Tra i collaboratori spiccano Caroline Shaw (compositrice americana premiata con Pulitzer e Grammy),
le partecipazioni di Björk e Yves Tumor nel brano “Berghain” (primo singolo estratto), di Yahritza Y Su Esencia in “La Perla”, di Estrella Morente e Sílvia Pérez Cruz in “La Rumba del Perdón”,
e di Carminho in “Memória”. La produzione è una sfida tecnica e artistica ai limiti dell'impossibile, con registrazioni in dieci studi diversi e otto tecnici in due anni.
Le performance vocali di Rosalía sono intense e commoventi, con un lavoro meticoloso sul riverbero e su linguaggi musicali paralleli che veicolano meta-significati.
Rosalía ha dichiarato:
Ho avuto sicuramente i brividi tantissime volte mentre registravo le voci. Non credo di aver mai pianto tanto facendo un album.
Non credo di aver mai pianto tanto registrando le voci. In passato non me la sentivo di affrontare tutto questo. Pensavo: 'Non sono pronta'.
Sapevo che un giorno avrei dovuto fare un album così, ma non ero ancora pronta[7].
Immagini tratte dal video di Berghain su YouTube. Clicca qui per guardarlo.
Alcune scelte tecniche sono estreme, e anche se non vengono assorbite in maniera conscia da un ascoltatore medio sono fondamentali. Un esempio è l'utilizzo creativo del riverbero (in musica e in produzione audio, si usa spesso questo effetto per far sembrare che una voce o uno strumento stiano suonando in uno spazio più grande o più profondo di quello reale) nel finale de “La Yugular”: una scelta così radicale che in alcuni passaggi potrebbe suonare come un errore, ma è impossibile ipotizzare un errore in un album simile, uno dei più curati degli ultimi anni. La conclusione è che Rosalía utilizza deliberatamente dei linguaggi espressivi, come immagini e stile visivo, che aggiungono significati più profondi al suo lavoro[8].
Lux è un punto di svolta nella musica contemporanea. Se ascoltato senza pregiudizi, si fatica a riconoscere l'artista pop dietro questa opera complessa e strutturata. Rosalía, con questo album, afferma la propria autonomia artistica e il diritto di fare ciò che desidera, lanciando una sfida potente al mercato musicale e ai suoi limiti. Si immagina con un filo di perversione il confronto che questo disco potrebbe portare nei contest televisivi, sottolineando l'eccezionalità interpretativa di Rosalía.
I testi:
un viaggio sonoro tra fede e sentimento
Rosalía: Lux listening party event (Museu Nacional d'Art de Catalunya - MNAC, Barcelona) 1/4
Una delle tracce più emozionanti di Lux è senza dubbio “Mio Cristo Piange Diamanti”, l'unico brano interamente cantato in italiano. Qui Rosalía sfoggia una vocalità al limite del soave, sospesa tra il canto religioso e l'aria d'opera, accompagnata prima dal pianoforte e poi dagli archi della London Symphony Orchestra. Il testo, poetico e intenso, evoca immagini di caos e fragilità: «Sei l'uragano più bello che io abbia mai visto», canta, con versi che sembrano usciti da un disco di Battiato, tra metafore di imperfezione e anarchia. Un pezzo che tocca profondamente, quasi a commuovere[9].
Al centro dell'album, il singolo “Berghain” racconta la storia di una donna che, dopo un lutto, trova guarigione nella spiritualità. La collaborazione con Björk, celebre cantautrice e compositrice islandese, che interpreta un ritornello struggente sull'intervento divino, e il coro di voci bianche Escolania de Montserrat, amplifica il senso mistico del brano. Il titolo stesso richiama il celebre club techno di Berlino, luogo che nel disco diventa simbolo di un incontro tra sacro e profano, dove la musica si trasforma in rito.
Tra i momenti più vivaci e leggeri, c'è “La Perla”, che sembra una melodia uscita dalla colonna sonora di un film d'animazione Disney come La Sirenetta, impreziosita dalle sonorità popolari di Yahritza y su Esencia. Con “La Rumba Del Perdón”, in collaborazione con le grandi voci spagnole Estrella Morente e Silvia Pérez Cruz, Rosalía torna alle radici, prima di avventurarsi nel fado portoghese con “Memória”, insieme a Carminho.
Mio Cristo Piange Diamanti:
una preghiera pop in italiano
Questo brano si distingue per la sua intensità lirica e la profondità delle immagini, adottando uno stile vicino all'aria classica. La scelta dell'italiano amplifica la dimensione emotiva del cantico, trasformandolo in una preghiera che attraversa il tempo. Il titolo stesso è metaforico: «Cristo» rappresenta la sofferenza universale, mentre «piange diamanti» trasforma il dolore in qualcosa di prezioso. Rosalía suggerisce così che le ferite emotive, pur dolorose, possono diventare segni di resilienza e bellezza. Uno dei versi più toccanti, “quanti colpi avrebbero potuto essere abbracci?”, mette in luce la contraddizione tra violenza e amore negato, trasformando la ferita in poesia[10].
Focu 'ranni:
tra radici siciliane e devozione
Questo brano, cantato in siciliano, è un omaggio a Santa Rosalia, patrona di Palermo e simbolo di sacrificio e protezione spirituale. La figura della santa, vissuta nel XII secolo, è centrale: il suo eremitaggio e la sua intercessione miracolosa durante la peste del 1624 rappresentano un legame profondo con la storia e la cultura siciliana. Rosalía usa il siciliano non solo come scelta stilistica, ma come gesto di radicamento culturale. Il fuoco e la luce nel testo diventano metafore di purificazione e guida interiore, e la musica si trasforma in un rito che offre conforto nelle difficoltà personali. L'unione di lingua, simboli religiosi e sonorità moderne rende Focu 'ranni un vero e proprio rituale sonoro, con orgoglio made in Italy[11].
Con Lux, Rosalía costruisce un universo complesso in cui lingue, generi e spiritualità si intrecciano per raccontare l'esperienza umana nella sua interezza: dolore, desiderio, trasformazione e rinascita. L'Italia e la Sicilia diventano così fili conduttori dell'album, simboli di bellezza, cultura e spiritualità profondamente riconosciuti anche dalla popstar.
Lux non è un semplice album pop, ma un'opera d'arte complessa che mette in discussione i confini tra generi, offre una visione profonda della spiritualità e della femminilità, e rappresenta un momento di svolta nella carriera di Rosalía e nella musica contemporanea.